venerdì, settembre 18, 2009

Domani from ioCaligola on Vimeo.

 SINOSSI: la giornata di uno studente universitario qualunque, da quando si sveglia a quando muore.


RAGIONI DELLA SCELTA DEL TEMA: volevo rappresentare quello che conosco meglio, ovvero l’incertezza di chi come me si alza al mattino e non sa a cosa va incontro.

Il precariato, le scuole per pochi e le piccole angosce di ogni giorno sono le maggiori fonti d’ispirazione.


RAGIONI DELLA SCELTA DEI COLLABORATORI E DEGLI INTERPRETI: Michele Barone, Giuseppe Vinci e Fabrizio Andrani sono tre miei amici, disposti a concedermi un po’ del loro tempo.


COSTO DEL FILM: 2 euro (per il miniDV).


DURATA DELLE RIPRESE: una mattinata, all’incirca dalle 9 alle 12

Segue la sceneggiatura originale.

 


INTERNO. BAGNO. GIORNO.

Entra il protagonista, cannotiera e pantoloni del pigiama. Ha la faccia di chi si è appena svegliato.

Si ferma davanti al lavandino, si guarda nello specchio.


PROTAGONISTA

(vfc)


Buongiorno caro.

Buongiorno vecchio mio.

Ogni mattina più brutto, eh?

è il tempo che passa.

Non ho mai visto nessuno diventare bello invecchiando.

Ma tu invecchi troppo in fretta.

Non è colpa mia se il tempo mi passa davanti.

Guarda l’ora, sono già le 8 e 30.

Anche stamattina arriverò in ritardo a lezione.

è sempre peggio.

Più vado avanti più ne ho le tasche piene di questi studi.

Per farne che poi?

Io conosco il mio futuro.

Già posso immaginarmi disoccupato.

Perché essere così pessimisti?

Gli altri ce l’hanno sempre fatta, posso farcela anche io.

O mi prendo in giro?

Dai, chi voglio prendere in giro?

Non me lo daranno mai un lavoro, forse non mi daranno neanche una laurea.


Il protagonista esce dal bagno.


INTERNO. CASA. GIORNO.

Il protagonista si è vestito, prende la giacca ed esce di casa.


INTERNO. CONDOMINIO. GIORNO.

Il protagonista entra in ascensore.


PROTAGONISTA

(vfc)


Potevo lavorare fin da subito.

Era inutile illudersi.

Ho dato retta a mia madre e a mio padre e adesso mi ritrovo qua senza niente.

Finirò come mio zio.

Magari dopo lezione andrò a cercarmi un lavoro.

No.

Oggi non posso, è il nostro anniversario.

Facciamo un anno che ci siamo lasciati, porterebbe male cominciare a cercare un lavoro oggi.

Chissà se ha ricevuto il mio messaggio.

Ho deciso, vado da lei.

Le dirò: “Ricominciamo”.

Lei mi dirà...

Mi dirà...

Non lo so cosa mi dirà.

L’anno scorso mi disse: “Sono stufa. Ancora non lo hai capito che ho un altro?”

Che bugiarda.


ESTERNO. CONDOMINIO. GIORNO.

Il protagonista esce di casa e attraversa la strada.


PROTAGONISTA

(vfc)


Eppure si può fare: “Cambierò, ho grandi idee per la mente. Ho lasciato l’università, ho un lavoro, presto avrò una macchina. Fidati di me” Si la convincerò così “ Fidati, si può fare.”

Stupido!”, lei non ha mai avuto la mia sicurezza.

è insicura, come può fidarsi?

Me lo ripeterà ancora “Stupido, stupido e stupido. Dovevi studiare. Che possibilità hai senza una laurea? Che opportunità offrirai ai nostri figli?”

Va bene, ha ragione lei, riprenderò gli studi.

Studierò e poi andrò da lei con la laurea e le dirò: “é fatta”.

E lei “Te la sei presa comoda, eh? Come potevo mai sapere che questo giorno sarebbe arrivato. Stupido, perché non mi hai avvisata prima? Oramai sono di un altro. Stupido”

E se andassi da Carmela?

Carmela ha sempre avuto un debole per me.

Andrò da lei e le dirò...


Si sente una frenata e un botto.

La gente corre in mezzo alla strada.


PASSANTE 1

(vfc)


Che è successo?


PASSANTE 2

(vfc)


Oh Dio, chiamate un’ambulanza.


AUTISTA

(vfc)


Non l’ho visto, mi si è gettato davanti.


PASSANTE 3

(vfc)

Non respira...

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domenica, luglio 12, 2009
Sul numero di luglio della Voce Del Cittadino sono usciti due miei articoli, tra cui quello dedicato al libro di Alessandro Rovito. Pubblico qui di seguito l'intervista completa, apparsa solo frammentariamente.

Nubi all

1) QUALI SONO STATE LE TUE MAGGIORI FONTI D'ISPIRAZIONE?

 

       Innanzitutto la prima fonte di ispirazione –e questa è una regola che posso ben dire valga per qualsiasi campo della vita- è la vita: sono molti i passaggi in cui ho seguito essenzialmente le sensazioni che ho provato di fronte ad una persona (ecco come nascono le comparse), un paesaggio o una situazione. Ogni giorno ognuno di noi vive un certo numero di esperienze, e credo che sia una cosa fantastica poter essere grati alla vita di quanto arricchisca la nostra esistenza mettendo per iscritto le impressioni ricevute. Andiamo ora all’interno del genere letterario del mio libro: è un fantasy, e quando si scrive un libro fantasy non si può non confrontarsi con l’opera per eccellenza del genere, ovvero Il Signore degli Anelli di Tolkien. Ma in realtà lo spirito del mio libro può risultare più propriamente medioevale piuttosto che prettamente fantasy, quindi molta ispirazione è venuta anche da opere cinematografiche ambientate nel nostro Medioevo storico.


2) QUANTO TEMPO HAI IMPIEGATO PER LA STESURA DEL TUO ROMANZO?

 

       Ho scritto questo libro due anni fa, nei primi mesi del 2007. In particolare, il periodo di stesura ha coperto i mesi da gennaio ad aprile, anche se con numerose e prolungate pause. Alla fine dello stesso anno invece ho ritoccato notevolmente ciò che avevo scritto, creando un libro dalla struttura e da molti contenuti completamenti nuovi. Quello che poi è il libro definitivo che si può leggere ora.

 

3) QUANTO TEMPO E QUANTA DIFFICOLTà CI SONO VOLUTE PER TROVARE UNA CASA EDITRICE CHE TI PUBBLICASSE?


       Devo essere sincero: non ho avuto molte difficoltà a trovare una casa editrice disposta a pubblicare la mia opera. Una volta conosciuta la casa editrice Il Filo ho provveduto ad inviare il mio manoscritto che è stato accettato senza problemi. La difficoltà è venuta dopo: non credo ci siano molti autori esordienti ai quali un editore decida di pubblicare il loro libro completamente a proprie spese. Ho dovuto contribuire alle spese di pubblicazione, e per questo motivo è passato un po’ di tempo prima che accettassi di avviare alle stampe il mio libro: data la spesa non indifferente, ho voluto valutare bene se il mio romanzo, una volta pubblicato, avesse potuto garantire un numero minimo di lettori.

 

4) CI PUOI RACCHIUDERE IN POCHE PAROLE LA TRAMA DEL ROMANZO E PIù IN GENERALE DELLA TRILOGIA?


      La Profezia delle Creature racconta del ritorno della minaccia del malvagio imperatore Cranadir, il quale dopo 500 anni cerca nuovamente di conquistare il continente di Cromator. Lo stregone Galind è a conoscenza della Profezia che indica la rinascita del temibile nemico e cerca di creare un’alleanza tra i vari popoli degli Uomini per vincere la nuova guerra. In Nubi all’orizzonte troviamo il protagonista Arelon, ragazzo coraggioso e abile guerriero, che intraprende un viaggio per salvare la sua amica Larin, rapita per motivi sconosciuti dai soldati del Regno di Drambetan, in guerra con il Regno di Livetul. Una serie di avventure porta Arelon, Larin e il guerriero Tegor a conoscere Galind e la minaccia di Cranadir; partono insieme per difendere il Regno di Livetul, ma la battaglia contro il Male è affiancata dai misteri che coinvolgono il passato di Arelon e il rapimento di Larin.

 

5) PER QUANDO è PREVISTA L'USCITA DEI PROSSIMI CAPITOLI? CI STAI GIà LAVORANDO? HAI GIà DECISO I TITOLI? CI PUOI DARE QUALCHE ANTICIPAZIONE?


      La storia dei successivi libri c’è già, in quanto la trama della trilogia è stata concepita tutta insieme. Si tratta solo di sviluppare le idee e stendere i capitoli. I titoli sono già pronti. Non so quando uscirà il secondo libro de La Profezia delle Creature, perché il momento ci sono altri progetti editoriali; ma ovviamente mi auguro di terminare tutto quanto prima in modo da potermi calare di nuovo nel mondo di Cromator vivendone le nuove avventure.

 

6) NELLA STORIA SONO PRESENTI RIFERIMENTI PIù O MENO ESPLICITI A EVENTI DI CRONACA O A ESPERIENZE PERSONALI?

      In ogni libro ci sono riferimenti a esperienze personali. Non si può scrivere qualcosa di una certa estensione senza rifarsi più o meno con consapevolezza al proprio vissuto. E questo vale sia al livello del narrato che al livello della narrazione. Onestamente, non credo che un racconto fantasy possa avere un differente tasso di autobiografia rispetto ad un romanzo di un altro genere: quello che può succedere, forse, è che in un fantasy l’immaginazione di una persona ha più libertà di esprimersi in tutte le sue direzioni senza apparire autobiografia.

 

7) I NOMI CHE HAI SCELTO PER I TUOI PERSONAGGI E PER I LUOGHI DA LORO ESPLORATI SONO DI PURA FANTASIA O RACCHIUDONO IN LORO QUALCOSA DI PIù?


      Alcuni nomi sono di pura fantasia, magari nati al momento stesso della creazione del personaggio o del luogo a cui si riferiscono. E’ il caso di Tegor, uno dei protagonisti. Altri nomi risultano essere più mirati (il continente Cromator è formato dalle Terre Bianche, dalle Terre Nere, ecc…). La componente autobiografica si fa sentire anche qui: alcuni nomi possono essere anagrammi, o semplicemente degli omaggi più o meno espliciti a persone o cose. Per chi conosce il Salento il nome del villaggio di Ozant gli ricorderà qualcosa…..

 

8) IN CHE MISURA IL SALENTO HA INFLUENZATO LA TUA CREATIVITà? PENSI CHE SIA INDIFFERENTE PER UN FANTASY DOVE LO SI SCRIVE?

       Per un libro fantasy è importantissimo l’ambiente in cui lo si scrive, dal momento che lo scrittore si deve cimentare in descrizioni paesaggistiche e urbane che al lettore devono risultare di volta in volta nuove. Alcuni dei paesaggi descritti nel libro sono ispirati direttamente a luoghi del Salento, a volte proprio alla zona in cui vivo. Lo stesso Christopher Paolini, l’autore del Ciclo dell’Eredità (la saga fantasy di Eragon), spiega di trarre molta ispirazione da Paradise Valley in Montana, dove egli vive.

 

9) ULTIMA DOMANDA: HAI QUALCHE CONSIGLIO DA DARE A CHI COME TE SI APPRESTA A SCRIVERE UN LIBRO ED è ANCORA ALLE PRIME ARMI?

             A chi si appresta a scrivere un libro posso solo dire di continuare a farlo. La prima      convinzione che si deve acquisire è quella nei confronti delle proprie idee: se ci si pone un obiettivo lo si raggiunge certamente, ma ci vuole impegno. Oggi è diventato molto più facile pubblicare un libro, perciò non bisogna scoraggiarsi: il modo di veder realizzato il proprio sogno editoriale è alla portata di tutti. Però bisogna certamente stare attenti a ciò che si scrive: pubblicare un libro non vuol dire automaticamente avere successo. Quest’ultimo dipende sì da una buona promozione del prodotto pubblicato, ma secondo me soprattutto da ciò che un autore ha voluto dire al mondo e dal modo in cui l’ha detto. Chi vuole essere ascoltato deve avere cose importanti e belle da dire.

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venerdì, giugno 26, 2009
Mi è stato regalato il dvd di Plac Zbawiciela di Joanny Kos-Krauze e Krzysztofa Krauze (titolo internazionale: Saviour Square).

http://merlin.pl/Plac-Zbawiciela_Krzysztof-Krauze-Joanna-Kos-Krauze,images_big,17,D437.jpg

Si tratta di un lungometraggio polacco del 2006, allegro come un qualsiasi film di Kieslowski.

Da quel che ho capito, dato che il film era in lingua originale con i sottotitoli in inglese, si tratta di un dramma casalingo: una famiglia rimasta senza un tetto, si trasferisce a casa della madre di lui; la padrona di casa istiga il figlio contro la moglie, accusata di essere una spendacciona. Come se non bastasse la poveretta viene anche cornificata dal suo uomo e in preda alla disperazione tenta il suicidio.

Magari è colpa mia che non conosco bene l'inglese e per niente il polacco, magari era una commedia satirica e non ho afferrato l'umorismo di fondo... oppure, più semplicemente, è una storia triste come tutte quelle di origine polacca.

Possibile che in quella nazione non ci sia niente di più allegro di Auschwitz o Il Decalogo?
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giovedì, maggio 28, 2009
A Supersano è uscito il nuovo numero di LA VOCE DEL CITTADINO, che presto sarà disponibile in rete sul sito di Il Supersanese.
Nella penultima pagina è presente il mio articolo, breve resoconto del cinema qui da noi.
Pubblico di seguito la prima stesura dell'articolo, troppo lunga e dettagliata per entrare nelle 2.700 battute disponibili.

Avete mai visto casa vostra sul grande schermo?

No? Allora forse andate poco al cinema, perché è ormai da un po’ di tempo che il Salento è lì, nel buio della sala.

Partiamo dal principio: il film capostipite del Salento al cinema potrebbe essere considerato NOSTRA SIGNORA DEI TURCHI, omaggio di Carmelo Bene alla sua terra natia e risalente al lontano 1968.

In realtà il tacco d’Italia era già stato visto in IL TRAMONTANA (1965) di Andrea Barbano.

Da allora la provincia di Lecce è apparsa sporadicamente in sala con film quali LE FARò DA PADRE (1974) di Alberto Lattuada, LE SEMINARISTE (1976) di Guido Leoni, UN’EMOZIONE IN PIù (1979) di Francesco Longo, LA POSTA IN GIOCO (1988) di Sergio Nasca, TURNè (1990) di Gabriele Salvatores e LEGITTIMA VENDETTA (1995) di Bruno Mattei.

Finché nel 1996 non irrompe sulla scena Edoardo Winspeare con il suo primo lungometraggio, PIZZICATA, e successivamente, nel 2000, con SANGUE VIVO. Di lì a poco i prodotti a marchio Salento saranno sempre di più: 20 VENTI (1999) di Marco Pozzi, LIBERATE I PESCI! (2000) di Cristina Comencini, HERMANO (2001) di Giovanni Robbiano, L’ANIMA GEMELLA (2002) di Sergio Rubini, AZZURRO (2002) di Denis Rabaglia, IL TRAMITE (2004) di Stefano Reali, DIMENTICARE MIO PADRE (2005) di Giuseppe Antonio Miglietta, GUARDIANI DELLE NUVOLE (2005) di Luciano Odorisio, LE BANDE (2005) di Lucio Giordano, FINE PENA MAI (2008) di Davide Barletti e Lorenzo Conte, I GALANTUOMINI (2008) ancora di Winspeare.

Aggiungeteci poi i film ambientati solo in piccola parte qui da noi: TRE UOMINI E UNA GAMBA (1997) di Aldo, Giovanni e Giacomo e Massimo Venier, I FIGLI DI ANNIBALE (1998) di Davide Ferrario, ZORA LA VAMPIRA (2000) dei Manetti Bros, I CAVALIERI CHE FECERO L’IMPRESA (2001) di Pupi Avati, LA BESTIA NEL CUORE (2005) di Cristina Comencini, MANUALE D’AMORE 2 - CAPITOLI SUCCESSIVI (2007) di Giovanni Veronesi e BACHA AE HASEENO (2008) di Siddharth Anand.

Quelli in cui il Salento appare come terra anonima, ad esempio MELISSA P. (2005) di Luca Guadagnino.

Le serie televisive: DONNE DI MAFIA (2001) di Giuseppe Ferrara e IL GIUDICE MASTRANGELO (2005) di Enrico Oldoini.

I film amatoriali: PRENDERE O LASCIARE di Davide Raia (200?) e A GALLIPOLI TUTTO PUò SUCCEDERE (2008) di Tony Greco, giusto per citarne un paio.

Perché no, anche il cinema a luci rosse: dal lontanissimo PORNO SOGNI SUPERBAGNATI (1981) di Caroline Joyce al più recente LA CALDA PATATINA DI GALATINA (2003) di Lucky Damiano, passando per molti altri.

Un discorso a parte va fatto per i documentari. Il primo e sicuramente più importante è LA TARANTA (aka TARANTULA, 1962) di Gianfranco Mingozzi, proiettato in molte università italiane per i corsi di antropologia e facilmente reperibile su YouTube.

Negli ultimi anni, poi, con il boom del turismo sul nostro territorio le bancarelle, che si spostano nei paesi durante le festività e le sagre estive, si sono riempite di dvd documentari dal valore non sempre alto. Ricordiamo almeno IL VENTO DI SETTEMBRE (2002) di Alexander J. Seiler, ITALIAN SUD EST (2003) dei Fluid Video Crew, CRAJ - DOMANI (2005) di Davide Marengo e IL SIBILO LUNGO DELLA TARANTA (2006) di Paolo Pisanelli.

Infine pensate ai videoclip delle nostre band di successo che sicuramente avrete visto su canali televisivi come MTV: da ESTATE dei Negramaro a LE RADICI CA TIENI dei Sud Sound System, da PARIS degli Après La Classe a L’AZZURRU TE LU CIELO dei BlekAut.

Ovviamente se il Salento è entrato nel cinema, il cinema doveva per reazione entrare nel Salento, sono così sorti festival quali quello del Cinema Europeo a Lecce, il Salento International Film Festival di Tricase e il Salento Fear Fest di Santa Maria di Leuca.

Anche a Supersano si è pensato di realizzare qualcosa attraverso il sostegno di case di produzione come la CineSalento o per iniziativa di privati. Speriamo che queste idee vadano a buon fine e che potremo presto godere di film nostri a tutti gli effetti.

Augurandoci sempre che chi si appresta a dirigere l’opera abbia letto almeno un manuale di regia...

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salento-movies
mercoledì, maggio 20, 2009

Ho avuto spesso occasione di notare come tornare a casa sia anche un modo di viaggiare.

È infatti su tutti quei treni in discesa libera verso la mia terra che mi capita di incontrare gente disposta a parlare di sé, di luoghi lontani e di tempi ormai andati. Parole che non assomigliano per niente ai silenzi educati dei treni che tagliano la Padana, né tantomeno posso paragonare tali esperienze ai viaggi in aereo dove nessuno si incontra. Estranei si è all’imbarco ed estranei si resta allo sbarco.

Sul treno da Sud l’uomo ad attaccar discorso è sempre il Salentino (ma io, ahimè, sono un’eccezione). Non so da cosa dipenda questa regola, forse la risposta più semplice è che a lui spetta il viaggio più lungo ed è quindi nel suo interesse ingannare il tempo con la parola.

Il meccanismo di accensione del discorso riesce nel modo più efficace quando uno degli interlocutori non è italiano. Il che avviene praticamente sempre.

Solo in quest’ultimo viaggio ho sentito raccontare dell’Argentina, del Rwanda e del Messico.

C’è grande rispetto nell’ascoltare e nel confrontarsi, anche quando si hanno visioni diametralmente opposte.

Malignamente potrei pensare che tutta questa educazione, che spesso non vedo altrove, sia dipesa semplicemente dal fatto che non si sa per quanto ancora si avrà a che fare con l’altro e che una compresenza amichevole sia la soluzione più comoda. Magari fosse sempre così!

Le tipologie di discorsi sono molteplici ma si basano quasi sempre su esperienze vissute. Brevi racconti che hanno tutta l’aria di piccoli film.

Si opina sul mondo e sull’esistenza, evitando di inciampare nella politica pura. Espressioni come “Quando c’era lui…” potrebbero irritare facilmente chi sta accanto e far scadere la conversazione nella solita dicotomia destra-sinistra. E questo non ci interessa.

Non ho mai saputo i nomi di coloro mi sono stati seduto accanto, né tantomeno a che partito appartenessero o quale squadra tifassero. Nonostante ciò ricordo alcune delle loro storie, i particolari sfumano col tempo e non c’è nessuno a rammentarli, a volte resta solo il volto sorridente di chi è stato protagonista per un momento.

D’altronde abbiamo sempre sorriso  noi in seconda classe.

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riflessioni anormali
sabato, maggio 09, 2009

Il sottoscritto: "Quanto hai speso per il tuo corto?"

L'altro: "2 e 50"

"2 euro e 50 centesimi?"

"No, 250 euro"

"Ah... io per il mio ho speso 2 euro"

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venerdì, maggio 08, 2009

A quanto pare è stato reso noto chi sarà il prossimo artista a esibirsi sul palco di Supersano per l'abituale concerto estivo:

CAPAREZZA!

1 Agosto, ore 21.00

come al solito INGRESSO GRATUITO

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mercoledì, aprile 08, 2009

6 APRILE 2009: SGOMBERATO IL CENTRO SOCIALE DELL'ONDA

Matteo piegato mentre si dà alla fuga.

Matteo prima che gli spaccassero gli occhiali da sole.

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noi e la fotografia, ke fine abbiamo fatto
sabato, aprile 04, 2009

E così Alessandro ce l'ha fatta e il suo fantasy è finalmente disponibile nelle librerie. Si intitola NUBI ALL'ORIZZONTE. LA PROFEZIA DELLE CREATURE, edito da Il Filo, ed è il primo capitolo di una trilogia.

Alex

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noi e la fotografia, ke fine abbiamo fatto
mercoledì, marzo 25, 2009
Oggi in prima pagina sul giornale c'era I TAGLI ALLA SCUOLA A CASA 42 MILA PROF. Mi chiedo se per risolvere la crisi non sarebbe stato meglio mandare a casa 420 parlamentari. A parte questo, sto organizzando un viaggio estivo con meta Dublino. Ovviamente se qualcuno è interessato a unirsi alla compagnia si faccia avanti.
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dal vostro inviato a roma

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